Lui & Lei
Petali e Passione nella Vasca
08.02.2026 |
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"Con l’altra mano, le strinsi un seno, torcendo l’anello fino a farle sfuggire un grido..."
L'aria nella stanza era ancora pesante dei nostri respiri affannati, il profumo del sesso mescolato a quello dolce e muschiato del suo profumo. Marzia era distesa accanto a me, il corpo nudo ancora lucido di sudore, le curve sinuose che si sollevavano a ogni respiro lento. Le sue dita tracciavano pigre spirali sul mio petto, mentre i suoi occhi scuri, mezzo velati dalle ciglia lunghe, mi fissavano con un’espressione che conoscevo fin troppo bene: quella che precede sempre una nuova, deliziosa trasgressione.« Sai » la sua voce era un sussurro roco, carico di promesse, « qui sul letto ci siamo già divertiti abbastanza. » Le sue labbra si incurvarono in un sorriso malizioso, le dita che scendevano più giù, sfiorandomi l’addome con una lentezza studiata. « Perché non proviamo qualcosa di… più intimo? »
Non ebbi bisogno di chiedere cosa intendesse. Lo sapevo. Lo sentivo già nel modo in cui le sue unghie mi graffiavano appena la pelle, nel modo in cui il suo sguardo scivolò verso la porta socchiusa del bagno, da cui filtrava una luce dorata e il vapore lattiginoso dell’acqua calda. La vasca. Quella maledettamente grande, con i bordi smussati e i petali di rosa che galleggiavano pigri sulla superficie, come avevano fatto l’ultima volta che l’avevamo usata. Solo che allora era stato tutto più… castigato. Questa volta, invece, sentivo già il sangue pulsarmi più forte solo a immaginarla lì, immersa nell’acqua fino al collo, le gambe aperte, il suo corpo che mi invitava senza parole.
« La vasca è già pronta » continuò, come se avesse letto i miei pensieri. Si sollevò su un gomito, il seno pieno che oscillava appena, i capezzoli scuri e turgidi per l’eccitazione. « L’ho fatta riempire mentre tu eri… distratto. » La sua risata fu una vibrazione bassa, sensuale, mentre si allungava verso di me, le labbra che mi sfioravano l’orecchio. « Immaginati, tesoro. L’acqua calda che ci avvolge, i petali che ci sfiorano la pelle… e io che ti cavalco finché non mi riempi di te. »
Un brivido mi percorse la schiena, il cazzo che già cominciava a risvegliarsi, pesante tra le gambe. Non era una domanda. Era un ordine mascherato da proposta, e Dio, quanto amavo quando prendeva il controllo così, con quella sicurezza che mi faceva perdere la testa. « Non posso dire di no » risposi, la voce più rauca del previsto. Le mie mani scivolarono lungo i suoi fianchi, afferrandola per i glutei sodi, stringendoli appena prima di darle una pacca leggera che le strappò un gemito. « Ma solo se mi prometti di non fare la brava ragazza. »
I suoi occhi brillarono, la lingua che lambiva il labbro inferiore in un gesto che mi fece serrare i denti. « Oh, tesoro » sussurrò, staccandosi da me con un movimento fluido, le cosce che si sfregavano appena l’una contro l’altra mentre si alzava dal letto. « Non sono mai brava. »
La seguii con lo sguardo mentre si dirigeva verso il bagno, il suo culo perfetto che oscillava a ogni passo, i muscoli delle gambe che si tendevano e si rilassavano in una danza ipnotica. Mi alzai a mia volta, sentendo il pavimento freddo sotto i piedi, il contrasto con il calore che mi divorava dentro. La vasca era lì, enorme, quasi un altare dedicato al peccato, con l’acqua che tremolava appena, i petali rosa sparsi come offerte sacrificali. Il vapore si attorcigliava nell’aria, avvolgendoci in una nebbia che rendeva tutto più intimo, più proibito.
Marzia si fermò sul bordo, girandosi verso di me con un sorrisetto che era tutto fuorché innocente. « Allora? » chiese, allungando una mano verso di me, le dita che si chiudevano attorno al mio polso per attirarmi a sé. « Vuoi vedere quanto posso essere cattiva? »
Non ebbi il tempo di rispondere. Con un movimento rapido, mi spinse contro il bordo della vasca, le sue mani che mi afferrarono le spalle mentre si sollevava sulle punte dei piedi, le labbra che si schiantavano contro le mie in un bacio famelico, la lingua che mi invadeva la bocca con una urgenza che mi fece gemere. Sentii le sue dita scivolare giù, lungo il mio torace, l’addome, fino ad avvolgere il mio cazzo già duro, strofinando il pollice sulla punta umida che pulsava sotto il suo tocco.
« Mmm, già pronto per me » mormorò contro le mie labbra, stringendomi appena, il pollice che spalmava il precum lungo l’asta, facendomi sobbalzare. « Entra. Voglio sentirtelo dentro mentre l’acqua ci avvolge. »
Non ci pensai due volte. Con un movimento fluido, scivolai nella vasca, l’acqua calda che mi avvolgeva all’istante, i petali che si incollavano alla mia pelle mentre mi sistemavo, la schiena contro il bordo curvo. Marzia mi seguì, ma non si sedette di fronte a me. No. Si posizionò a cavalcioni sulle mie gambe, le cosce che si aprivano per accogliermi, il suo sesso bagnato che sfiorava il mio già gonfio, il calore dei nostri corpi che si fondeva con quello dell’acqua.
« Guardami » ordinò, le mani che mi afferrarono il viso, costringendomi a incontrare il suo sguardo mentre si sollevava appena, la punta del mio cazzo che sfiorava le sue labbra gonfie, pronte ad inghiottirmi. Non attesi. Con un gemito, la afferrrai per i fianchi e la calai su di me in un solo, fluido movimento, sentendo il suo corpo aprirsi, stretto e bollente, mentre mi inghiottiva fino in fondo.
« Cazzo » sibilai, le dita che si conficcavano nella sua carne, i petali che si incollavano ai nostri corpi sudati mentre cominciava a muoversi. Non era un ritmo lento, dolce. No. Era selvaggio, i suoi fianchi che si abbassavano e si sollevavano con forza, l’acqua che schizzava fuori dalla vasca a ogni spinta, le sue tette che rimbalzavano, i capezzoli duri come sassi che sfioravano il mio petto a ogni movimento.
« Più forte » ansimò, le unghie che mi graffiavano le spalle, la testa rovesciata all’indietro mentre si inarcava, offrendomi il collo, la gola esposta in un gesto di totale sottomissione che mi fece impazzire. « Fammi sentire, tesoro. Voglio che mi scoperchi come se non ci fosse un domani. »
Non dovevo essere invitato due volte. Con un ringhio, la afferrrai per i capelli, tirandole indietro la testa mentre cominciavo a spingerla giù su di me con colpi secchi, il mio cazzo che la martellava senza pietà, sentendo il suo corpo tremare, i muscoli interni che mi strizzavano, quasi volessero tenermi prigioniero. L’acqua intorno a noi era un caos di onde e petali strappati, il vapore che si condensava sulle nostre pelli accaldate, le gocce che scivolavano giù come lacrime di piacere.
« Sì—! » urlò, le pareti della sua fica che si contraevano attorno a me, il suo orgasmo che la travolgeva mentre continuavo a fotterla senza sosta, i testicoli che mi si stringevano, il fuoco che mi saliva lungo la spina dorsale. « Dio, sto venendo—! Non fermarti, per favore—! »
Non avrei potuto anche se avessi voluto. Il suo corpo era una morsa perfetta, il suo pianto di piacere la miccia che fece esplodere anche me. Con un ultimo, violento affondo, mi seppellii dentro di lei, sentendo il mio sperma schizzare fuori in ondate roventi, riempiendola mentre i nostri corpi tremavano all’unisono, l’acqua che ci avvolgeva come un bozzolo, i petali di rosa incollati alla nostra pelle madida di sudore e desiderio.
Marzia crollò contro di me, il respiro affannoso, le labbra che cercavano le mie in un bacio lento, quasi tenero, in netto contrasto con la furia di poco prima. « Bene » sussurrò contro le mie labbra, la voce rotta dal piacere. « Ora possiamo lavarci. Davvero. »
E mentre le mie dita tracciavano cerchi pigri sulla sua schiena, sentendo il suo cuore battere all’impazzata contro il mio, sapevo che non sarebbe stata l’ultima volta che avremmo profanato quella vasca. Non con lei. Non con noi.
acqua calda mi avvolgeva ancora, i petali di rosa galleggianti sulla superficie come macchie di sangue su un lenzuolo bianco. Marzia si mosse contro di me, il suo corpo scivoloso e pesante, le curve che si incollavano alla mia pelle come se fossimo due pezzi dello stesso puzzle. Il suo respiro era ancora affannato, le labbra gonfie per i baci e i morsi che ci eravamo scambiati. Quando mi guardò, i suoi occhi erano due pozze scure, piene di una fame che non si era ancora saziata.
«Non abbiamo finito, vero?» le chiesi, passando una mano lungo la sua schiena, sentendo i muscoli contrarsi sotto le mie dita.
Lei sorrise, un ghigno lento e carico di promesse. «Oh, tesoro…» La sua voce era un sussurro roco, quasi un ringhio. «Abbiamo appena iniziato.»
Con un movimento fluido, si girò, offrendomi la schiena. L’acqua si increspò intorno a noi, le onde che le lambivano i fianchi larghi, il sedere rotondo e sodo che emergeva appena dalla superficie. I suoi capezzoli enormi, gonfi come due barilotti, sporgevano orgogliosi, gli anelli di gomma nera che li cingevano luccicanti per l’umidità. La catenella che li collegava oscillava a ogni suo respiro, tintinnando piano. Non potei fare a meno di allungare una mano, afferrando uno di quei pesi carnosi, tirandolo giù con forza. Marzia gemette, inarcando la schiena, spingendo il suo culo contro di me.
«Ti piace, eh?» dissi, torcendo leggermente l’anello, sentendo il peso del suo seno nel palmo. «Sentirti usare come una puttana.»
«Mmm… sì» ansimò, le dita che si aggrappavano al bordo della vasca. «Ma non sono io quella che sta per essere scopata come una troia, qui.»
Non ebbi bisogno di altre parole. Il mio cazzo era già duro, pulsante, le vene gonfie che sporgevano sotto la pelle tesa. Avevo indossato l’anello di gomma prima di entrare in vasca, stretto alla base del mio membro, e ora sentivo la pressione aumentare, il sangue che mi martellava nelle palle. Ogni battito del cuore era un promemoria di quanto fossi vicino a esplodere.
Mi avvicinai, le mani che scivolavano sui suoi fianchi, le dita che si conficcavano nella carne morbida. Marzia allargò le gambe, appena abbastanza da farmi spazio, ma non troppo. Voleva che lavorassi per ogni centimetro. L’acqua ci arrivava alla vita, rendendo ogni movimento più lento, più sensuale, ogni spinta un’onda che si propagava attraverso i nostri corpi. Quando la punta del mio cazzo sfiorò il suo buco, entrambi trattenemmo il fiato.
«Sei sicuro di volerlo?» chiese, voltando appena la testa, gli occhi che mi sfidavano. «Perché una volta che inizi, non ti fermi finché non mi hai riempita.»
Non risposi con parole. Invece, affondai le dita nei suoi fianchi e la penetrai con un colpo secco, sentendo il suo corpo aprirsi per me, stretto e bollente nonostante l’acqua intorno a noi. Marzia urlò, un suono gutturale che rimbalzò contro le piastrelle del bagno, le mani che si serravano a pugno sul bordo della vasca. L’anello di gomma mi stringeva, rendendo ogni affondo più intenso, il mio cazzo che si gonfiava ancora di più all’interno del suo corpo.
«Cazzo, sei stretta» ringhiai, tirandomi indietro prima di spingere di nuovo, più forte questa volta. L’acqua schizzò fuori dalla vasca, bagnando il pavimento, ma non me ne fregava niente. L’unica cosa che contava era il suono dei nostri corpi che si scontravano, il clap clap umido della mia pelle contro la sua, i suoi gemiti che diventavano sempre più alti, più disperati.
Marzia si spinse indietro contro di me, costringendomi a penetrarla più a fondo. «Di più» ansimò, la voce rotta. «Voglio sentirti fino in gola, cazzo.»
Non mi feci pregare. Le afferrai i capelli, tirandoli indietro con forza, esponendo la sua gola. Con l’altra mano, le strinsi un seno, torcendo l’anello fino a farle sfuggire un grido. Poi iniziai a fotterla sul serio. Ogni spinta era un colpo di maglio, il mio cazzo che si infossava dentro di lei fino a farle tremare le gambe. L’acqua ci schizzava addosso, mescolandosi al sudore, ai nostri fluidi, rendendo tutto scivoloso, selvaggio. I suoi capezzoli ballonzolavano a ogni affondo, la catenella che sbatteva contro la sua pelle, lasciando piccoli segni rossi che sapevo sarebbero diventati lividi.
«Ti piace, puttana?» le chiesi, il fiato corto, le palle che mi si stringevano. «Ti piace quando ti scopo come la troia che sei?»
«Sì!» gridò, le unghie che graffiavano il bordo della vasca. «Sì, cazzo, non fermarti!»
Non avevo intenzione di farlo. L’anello mi teneva sul filo del rasoio, il piacere che si accumulava alla base della spina dorsale, pronto a esplodere. Ma non ancora. Non finché non l’avessi sentita venire intorno a me, il suo corpo che mi strizzava come una morsa.
Spinsi una mano giù, tra le sue gambe, trovando il suo clitoride gonfio. Lo sfiorai appena con le dita, abbastanza per farle venire un brivido. «Vieni per me» ordinai, aumentando il ritmo, le mie anche che battevano contro il suo culo con un ritmo implacabile. «Vieni sul mio cazzo, Marzia.»
Lei obbedì. Il suo corpo si tese, ogni muscolo che si contraeva, e poi venne con un urlo strozzato, le pareti della sua fica che mi massaggiavano il cazzo in onde convulse. Fu quello a farmi perdere il controllo. Con un ultimo affondo profondo, mi lasciai andare, sentendo il mio sperma schizzare dentro di lei, caldo e denso, mescolandosi all’acqua che ci circondava.
Rimanemmo così per un momento, ansimanti, i nostri corpi che tremavano per l’orgasmo appena passato. Poi Marzia si girò lentamente, gli occhi lucidi, le labbra dischiuse. «Ora» disse, passando una mano lungo il mio petto, «possiamo lavarci. Davvero.»
Ma sapevo che era una bugia. Sapevo che non appena ci fossimo asciugati, sarebbe ricominciato tutto da capo. E non vedevo l’ora.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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